IL MARCHIO “AGRIGENTILE”

Nel mito delle origini di Atene, l’olivo appare come un dono degli dei. Nel corso della contesa tra Posidone, dio del mare, ed Atena, dea della saggezza, quest’ultima fa spuntare dalla terra il primo olivo. Di fronte alle manifestazioni della sovranità di Posidone che assumono la duplice forma di un lago salato (un’acqua sterile) e di un cavallo impennato (un animale ribelle), l’olivo di Atena simboleggia l’avvento della coltivazione e la formazione del gruppo sociale su una terra che è ormai in grado di procurargli il nutrimento.

La sua origine divina, la sua qualità di pianta dalle foglie perenni, il suo legame con Zeus e Atena sono tutti tratti che delineano la configurazione politico-religiosa dell’olivo. In questo, alcune caratteristiche della pianta sembrano aver svolto un ruolo determinante. Tra tutti gli alberi da frutto l’olivo è l’unico che non perde mai le proprie foglie: esse sono verdi in ogni stagione e il fogliame resta pieno di forza vitale.

Un’indicazione di Plutarco (I sec. d.C.) che ricorda il privilegio dell’olivo di restare sempre verde sottolinea anche la valenza politica connessa alla pianta: “Senza posa, l’olivo sostituisce con foglie nuove le foglie cadute; come la città, esso resta eternamente vivo”.

Per tutta l’antichità, l’albero gode di una longevità leggendaria: duecento anni secondo alcuni, più di mille secondo altri. La tecnica di riproduzione utilizzata, che consisteva nell’innesto di giovani ramoscelli su un vecchio tronco, ci consente di precisare questa specie di immortalità, rivelando un aspetto sorprendente dell’olivo: il tronco su cui è stato praticato l’innesto può morire, ma il ceppo innestato resta vivo.

La storia miracolosa dell’olivo dell’Acropoli, la comparsa cioè sul ceppo dell’albero distrutto dall’incendio persiano di un virgulto all’indomani stesso del disastro, va collocata almeno in parte in questo contesto di favolosa vecchiaia che si alterna ad un’inesauribile giovinezza.